L'analisi Censis che riguarda il biennio 2007-2009 rileva un sostanziale spostamento degli interessi degli italiani per la lettura, dai mezzi tradizionali, libri e carta stampata, verso internet e, in particolare verso i social network (Facebook, Twitter ecc.). Al di là delle percentuali e dei dettagli che si possono trovare a questo indirizzo, mi interessa riflettere sul fenomeno più in generale.Premetto che non sono tra i detrattori di internet, ci mancherebbe, sto scrivendo questo post su un blog, mica lo sto vergando con penna d'oca su una pergamena, trovo solo un po' triste che dai dati dell'analisi emerga non tanto un cambiamento nello stile di lettura, preferendo appunto il digitale al tradizionale, cosa che sarebbe poi lo specchio dei tempi, avendo tutti davanti al naso più facilmente un pc che non un libro, al lavoro o altrove, ma che si preferisca alla lettura del giornale o del libro la partecipazione microletteraria alle chat, ai social network, dove il mezzo impone stili di pensiero e di espressione molto rudimentali. Mi spiego meglio. Il commento su Facebook, la chat con l'amico in Skype o l'email stessa, o peggio l'sms, richiedono uno stile rapido e molto conciso. Abbreviazioni (quante volte abbiamo visto scritto in qualche sms: xché, o ke), utilizzo di parole facili e veloci da digitare sulla tastiera, per poter essere rapidi ed immediati. Anche su LinkedIN o Facebook i commenti sulle bacheche digitali sono telegrafici, sincopati, brevi...
Questo va bene se si tratta di usare la rete o il Web 2.0 come mezzo aggiuntivo di comunicazione o di reperimento di informazioni, ma risulta deleterio, come pare di capire dai dati Censis, se diventa sostitutivo della lettura del giornale per raccogliere informazioni o formarsi un'opinione, o della lettura di un buon libro che nutre la mente in modo completo.
Non a caso, su network come Facebook, esistono Gruppi che si ripromettono di svelare le bufale che, grazie proprio alla pervasività e alla velocità del mezzo in questione, attecchiscono rapidamente presso i lettori, formando opinioni spesso distorte della realtà.
Nessuno sa come andrà a finire. Al di là del piacere nello sfogliare un libro o un giornale, che malgrado tutto molte persone ancora provano, forse il giornale tradizionale diventerà sempre più un oggetto che non riesce a stare al passo con la velocità dell'informazione. Il giornale che hai comprato la mattina è già vecchio alle 13, la notizia aggiornata sul tema del giorno la trovi sul sito del giornale medesimo, in tempo reale, pochi istanti dopo che è stata battuta dalle agenzie. Allora forse occorre ripensare un po' al ruolo che il giornale deve avere: non potendo essere rapido deve perlomeno essere profondo. Ossia deve approfondire seriamente le notizie, essere motore di inchieste (un po' come lo sono i giornali anglosassoni), insomma fornire contenuti ulteriori che la "rete" proprio per le sue caratteristiche intrinseche non può dare. Tutto in rete deve essere conciso, perché leggere a video stanca e quando mi collego alla rete devo essere in grado di ottenere alla svelta quello che cerco. Certo non leggerei mai "Guerra e Pace" su un sito Web. Per il capolavoro di Tolstoj preferisco rilegatura in brossura, camino acceso e una comoda poltrona...







