19.11.09

Rapporto Censis: carta stampata in calo, crescono internet e i Social Network, con Facebook in testa

L'analisi Censis che riguarda il biennio 2007-2009 rileva un sostanziale spostamento degli interessi degli italiani per la lettura, dai mezzi tradizionali, libri e carta stampata, verso internet e, in particolare verso i social network (Facebook, Twitter ecc.). Al di là delle percentuali e dei dettagli che si possono trovare a questo indirizzo, mi interessa riflettere sul fenomeno più in generale.
Premetto che non sono tra i detrattori di internet, ci mancherebbe, sto scrivendo questo post su un blog, mica lo sto vergando con penna d'oca su una pergamena, trovo solo un po' triste che dai dati dell'analisi emerga non tanto un cambiamento nello stile di lettura, preferendo appunto il digitale al tradizionale, cosa che sarebbe poi lo specchio dei tempi, avendo tutti davanti al naso più facilmente un pc che non un libro, al lavoro o altrove, ma che si preferisca alla lettura del giornale o del libro la partecipazione microletteraria alle chat, ai social network, dove il mezzo impone stili di pensiero e di espressione molto rudimentali. Mi spiego meglio. Il commento su Facebook, la chat con l'amico in Skype o l'email stessa, o peggio l'sms, richiedono uno stile rapido e molto conciso. Abbreviazioni (quante volte abbiamo visto scritto in qualche sms: xché, o ke), utilizzo di parole facili e veloci da digitare sulla tastiera, per poter essere rapidi ed immediati. Anche su LinkedIN o Facebook i commenti sulle bacheche digitali sono telegrafici, sincopati, brevi...
Questo va bene se si tratta di usare la rete o il Web 2.0 come mezzo aggiuntivo di comunicazione o di reperimento di informazioni, ma risulta deleterio, come pare di capire dai dati Censis, se diventa sostitutivo della lettura del giornale per raccogliere informazioni o formarsi un'opinione, o della lettura di un buon libro che nutre la mente in modo completo.
Non a caso, su network come Facebook, esistono Gruppi che si ripromettono di svelare le bufale che, grazie proprio alla pervasività e alla velocità del mezzo in questione, attecchiscono rapidamente presso i lettori, formando opinioni spesso distorte della realtà.
Nessuno sa come andrà a finire. Al di là del piacere nello sfogliare un libro o un giornale, che malgrado tutto molte persone ancora provano, forse il giornale tradizionale diventerà sempre più un oggetto che non riesce a stare al passo con la velocità dell'informazione. Il giornale che hai comprato la mattina è già vecchio alle 13, la notizia aggiornata sul tema del giorno la trovi sul sito del giornale medesimo, in tempo reale, pochi istanti dopo che è stata battuta dalle agenzie. Allora forse occorre ripensare un po' al ruolo che il giornale deve avere: non potendo essere rapido deve perlomeno essere profondo. Ossia deve approfondire seriamente le notizie, essere motore di inchieste (un po' come lo sono i giornali anglosassoni), insomma fornire contenuti ulteriori che la "rete" proprio per le sue caratteristiche intrinseche non può dare. Tutto in rete deve essere conciso, perché leggere a video stanca e quando mi collego alla rete devo essere in grado di ottenere alla svelta quello che cerco. Certo non leggerei mai "Guerra e Pace" su un sito Web. Per il capolavoro di Tolstoj preferisco rilegatura in brossura, camino acceso e una comoda poltrona...

11.11.09

"Il nemico alle porte", un film di guerra che guarda dritto alla comunicazione

Il nemico alle porte, film del francese Annaud, è un singolare film di guerra. In quanto non è un film di guerra. Il contesto è quello della battaglia di Stalingrado. E la battaglia è la cornice, lo sfondo della vicenda narrata, il contesto storico nel quale si muovono i quattro personaggi principali. Ma le linee portanti del film sono due, e la guerra non è tra queste. La prima linea portante è la lentezza di movimento: in un film di guerra il fulcro è l'azione. Qui si narra, invece, della sfida tra due tiratori scelti: un russo e un tedesco. E l'azione del cecchino è improntata alla pazienza, all'immobilità e alla cautela. Il contesto dinamico dello sfondo si perde e lo spettatore è catturato dall'appostamento, e vive il pathos dell'attesa. Una scelta stilistica che di per sè cataloga la pellicola tra le più singolari tra quelle della storia del cinema di genere. La seconda portante è, curiosamente, la comunicazione. Tralascio quindi il resto della vicenda, l'intreccio e la descrizione della singolare sfida tra i due "campioni" (a loro volta metafora dei due eserciti che si sono sfidati in una delle battaglie più sanguinose e logoranti della Seconda Guerra Mondiale), per affrontare il tema della comunicazione e della propaganda.
Tutto il film ne è pervaso, la vicenda stessa (per inciso una storia vera) è imperniata sul valore simbolico (e quindi propagandistico) della sfida. Il cacciatore degli Urali, coscritto a forza e gettato in prima linea come carne da macello di fronte alle trincee tedesche, ha la ventura di farsi notare come tiratore eccezionale da un commissario politico che ne intuisce immediatamente il potenziale comunicazionale e propagandistico.E, dal nulla, costruisce un eroe, facendolo diventare il simbolo vivente della resistenza della città di fronte all'invasione tedesca. Anche il comando tedesco comprende il valore della figura del tiratore eccezionale che miete vittime tra le fila del suo esercito e quindi si affretta a trovare un rimedio. Viene chiamato quindi un maggiore, astuto e dalla mira straordinaria, che si mette sulle tracce del russo per eliminarlo. Da quel momento i due personaggi diventano pedine del gioco più grande, la loro sfida personale passa in secondo piano: è la propaganda a decretarne la fortuna o la rovina. Il soldato tedesco è un nobile bavarese, che ha allenato la propria mira tirando al cervo, il soldato russo uccidedeva da bambino i lupi, per sopravvivere. Non solo nazismo e comunismo contrapposti e trattati con la medesima durezza critica dal regista, ma i due soldati rappresentano il paradigma vivente della lotta di classe. Un concetto che il "politico" individua immediatamente e ne fa la leva principale della sua macchina propagandistica. Il nemico alle porte è quindi un film singolare e duplice, molto raffinato stilisticamente e sapientemente diretto da Annaud, che lascia trasparire in molti punti la sua profonda cultura cinematografica e classica. La battaglia di Stalingrado è la guerra di Troia. I guerrieri, nell'Iliade si sfidano guardandosi negli occhi, a Omero non interessa la battaglia (o fa solo da quinta teatrale), interessano i due campioni: Ettore e Achille combattono una battalgia personale oltre che corale. Nella stessa linea questo film, che stravolge il concetto Hollywoodiano di war movie, spesso superficiale e che gioca di preferenza su emozioni forti e immediate, per scendere in una analisi pià raffinata della psiche dei protagonisti. Insomma un film di cultura europea, che merita di essere visto o rivisto.

4.11.09

Buon compleanno BB: dal 4 novembre 2008 un anno vissuto virtualmente...

Oggi è il compleanno del Bonelliblog. Un blog nato quasi per caso, per alimentare la mia voglia di scrivere e che in un anno ha prodotto 85 post, è stato visitato da diverse migliaia di lettori (purtroppo le statistiche fino a luglio sono andate perdute per la chiusura del sito che ne teneva il conto), che hanno avuto la pazienza di leggere un numero enorme di pagine. Insomma un risultato che ha superato le mie migliori aspettative.
Gli argomenti trattati hanno toccato molti aspetti dell'economia, della politica, della cultura, del cinema, della televisione e della comunicazione. Alcune sezioni sono sparite, altre sono nate: uno strumento vivo e in piena evoluzione, un confronto diretto con i lettori che, spesso, mi hanno scritto semplicemente per entrare in contatto diretto con me, sottoscrivere o criticare alcune mie opinioni, condividere pensieri e sensazioni.
Dopo un anno il blog non ha cambiato obiettivo: quello di essere una lavagna sulla quale scrivere e commentare gli eventi, i fatti della vita che ci circonda, a volte con ironia, a volte con amarezza a volte, semplicemente, per quello che sono. Grazie a tutti della simpatia e dell'affezione a questo sito.
 

Mario Bonelli

29.10.09

La voce dei lettori...

Inauguro una sezione del blog che spero possa essere alimentata il più possibile dagli interventi dei lettori che spesso mi scrivono in forma privata. Alcuni mi chiedono di pubblicare, altri no. Desiderano solo confrontarsi, parlare liberamente... Ho pensato di dedicare a questi interventi una sezione del blog che comparirà sempre con questa immagine e questo titolo.

Scrive una lettrice:

...Il lavoro mi sta caricando, non riesco ad avere il tempo per me, quel tempo che ognuno di  noi deve riservarsi per coccolare ed alimentare la sua mente. 'Deve' perchè - a sentir quel che dice chi mi sta intorno (colleghi/e, amici/e, parenti) - nessuno più ne ha....Io credo fermamente che non lo si voglia avere. Non è meglio correre tutto il giorno, continuare a farlo la sera dopo il lavoro tra palestra, happy hour, after hour, per poi infilarsi nel letto catatonici e collassati? Solo così si riesce a non pensare alla propria condizione, al proprio malessere, ai problemi dai quali nessuno di noi è affrancato. Li si vede, li si sfiora, non li si affronta tantomeno li si metabolizza......
L'ho vissuto in prima persona....fin quando ho detto no! Vi saluto tutti stasera, mi chiudo in casa e mi occupo di me, cibo la mia mente, le preparo un banchetto degno di un re....ed ho iniziato a leggere 'Il mondo di Sofia'.
Dopo il Festival Filosofia di Modena, durante il quale ho assistito a lezioni magistrali davvero tali, il mio desiderio-bisogno di sapere è quanto mai bruciante...

Banner

Banner
Scarica questo banner e inseriscilo sul tuo sito...

BlogUpp!